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Rhamnus alaternus L. - Alaterno

 

Il termine Rhamnus, già citato come ῤάμνος (ramnos) da Teofrasto (IV sec. a. C.), Dioscoride (I sec. d. C.) e, come Rhamnus, da Plinio il Vecchio (contemporaneo di Dioscoride), secondo Linneo [(1770) Phil. Bot.: 174] rientra fra i nomi di origine greca di incerta o dubbia derivazione [(Nomina generica) GRAECA obscura, quamplurima eruuntur difficillime, & eruta dubia tamen persistunt]; per alcuni altri autori la parola ῤάμνος deriverebbe da ράβδος (rabdos) = bacchetta, verga, dovuto alla flessibilità dei suoi giovani rami, per altri ancora deriverebbe da un termine celtico che dovrebbe significare "ramo"; alaternus dal latino alternus, per la disposizione alterna delle foglie. La presenza di triterpeni conferisce a questa specie attività antipertensiva, antiarterosclerotica ed antiossidante. Inoltre, la ricerca medica sul cancro ha di recente verificato che gli estratti arricchiti in flavonoidi di radici e foglie di Rhamnus alaternus sono in grado di esercitare uno spiccato effetto antiproliferativo rispetto alle cellule della leucemia umana. È documentato un uso della specie, nella medicina popolare di alcuni paesi mediterranei, come galattagogo, lassativo ed ipotensivo. L'effetto lassativo è da ascriversi ai glicosidi antrachinonici presenti nei frutti, e può diventare molto potente se l'uso non è accompagnato da contemporanea assunzione di Altea e Malva (per effetto delle mucillagini che ne mitigano l'effetto per assorbimento). Secondo alcune tradizioni popolari l'Alaterno avrebbe, inoltre, la proprietà di attenuare il mal di fegato. La pianta era usata nell'antichità per tingere di giallo i tessuti; il legno, molto pesante, è ottimo per lavori di tornio ed ebanisteria. In Sardegna nei paesi dell'interno, una leggenda popolare vuole che un amuleto chiamato "la stella a quattro punte della Dea Madre", realizzato col legno giovane della pianta, protegga, chi lo indossa, da ogni pericolo. Sempre in Sardegna venivano preparate collane fatte con varie parti della pianta da indossare per combattere l'itterizia, altre volte venivano direttamente intrisi gli abiti con infusi delle foglie, questo perché la pianta (per ovvi motivi) era associata al colore giallo, e quindi, per la legge delle affinità, avrebbe dovuto curare tutti quei mali che causano una colorazione giallastra della pelle. Pianta inserita nella Legge Regionale n° 14 del 28/12/1992 della regione Campania, fra le specie arboree da piantare per ogni neonato venuto alla luce.

 

Citazioni

 

«Pianta che nasce nelle valli - tre specie: una con stelo dritto e spinoso come l’albero che si chiama alchisialich, nei rami e nelle sue spine foglie oblunghe con umidità viscosa - seconda specie forte, bianca più di essa - terza specie foglie più piccole della stessa e più larghe e tende un pò al rosso - i suoi rami sono lunghi della lunghezza di un braccio ed è più spessa delle altre ma è più debole - la spina è più acuta - il frutto è largo e sottile e sta in ricettacoli come l’erba che si chiama sachidalion - il suo seme è lungo e sottile e rinchiuso in un follicolo come quello dell’afodillo».

[cit. Mattheus Sylvaticus, Opus Pandectarum Medicinae, Venezia 1523, c. 347, Hausis]



La descrizione morfologica e i nomi utilizzati per definire il semplice suggeriscono di identificare, per questo capitolo, più specie vegetali. Delle tre specie descritte da Silvatico (e da Dioscoride), si crede di poter riconoscere con certezza soltanto l’Olivella spinosa (Hippophae rhamnoides L.), mentre, per le rimanenti due specie, la nostra è solo una ipotesi.



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Rhamnus alaternus L. - Alaterno

Pianta

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