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Atriplex hortensis L. - Atriplice degli orti

 

Ortaggio antichissimo, di origine europea e mediorientale, fu probabilmente coltivato anche dall'uomo neolitico; in cucina tenne, in seguito, il posto che ha oggi lo spinacio, fino a che quest'ultimo non fu introdotto in Europa, nel Medioevo. In Italia, l'atreplice cresce ora spontaneo presso Ancona e Trieste; è considerato, ormai, erba infestante dei giardini e dei luoghi abitati; si riconosce per le sue foglie triangolari e bluastre; produce dei semi alati, larghi da 1 a 1,5 cm. Una varietà a foglie rosse, Atriplex hortense atrosanguineum, viene usata anche come pianta decorativa. L'atreplice si usa nella preparazione di brodi per i sofferenti di stomaco e di intestino; decotto, mescolato alla merconella, costituisce un lassativo privo di effetti irritanti. Il succo fresco dell'atreplice contiene una quantità apprezzabile di vitamina C. È un peccato non servirsi più di questa pianta; le foglie sono dotate di un gustoso sapore, molto simile a quello dello spinacio, forse più dolce; è un ortaggio di facile coltivazione, di rapida crescita, resistente alla siccità e, grazie alla sua altezza, in grado di riparare altre piante, più sensibili al vento e alla calura.

 

Citazioni

 

«Simile alla malva - seme emetico».

[cit. Mattheus Sylvaticus, Opus Pandectarum Medicinae, Venezia 1523, c. 44, Andrafasis]



«L'atriplice è caldo e freddo al primo grado e umido al secondo. In cucina, viene usato sotto forma di purè. Rilassa il ventre, ammorbidisce la durezza degli intestini e le occlusioni che la causano. Secondo Ysaac, quest'erba non è molto nutriente e la sua sostanza acquosa viene eliminata rapidamente dall'organismo. Tuttavia, grazie alla sua viscosità, è usata in medicina. Se la si applica macinata, raffredda gli apostemi caldi, e specialmente quelli causati dall'umore collerico. I semi guariscono l'itterizia causata dall'ostruzione del fegato. In questo caso, secondo Galeno, si può bere del vino in cui è stato cotto l'atreplice. Due dracme di semi d'atreplice con miele e acqua calda provocano il vomito nei collerici. Contro la malattia detta erisipela, applicare l'erba tritata. Contro la gotta, applicare l'erba tritata mischiata al miele e all'aceto. L'acqua di cottura dei semi uniti alla farina di rafano e ad un po' di aceto, purga lo stomaco dalla flemma e dalla bile, provocando il vomito. Bisogna però berne in grandi quantità. Applicando un impiastro di atreplice sulle unghie brutte, storte e rovinate, queste cadranno e guariranno».

[cit. Le livre des simples médecines, ms. 12322 Bibliothèque Nationale de Paris]



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Atriplex hortensis L. - Atriplice degli orti

Pianta
Image: Ms London, British Library, Egerton 747, fol. 11r.

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