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Arum italicum Mill. - Gigaro Chiaro

 

Tutta la pianta è velenosa; solo il contatto con la pelle provoca dermatiti. Si sono verificati casi di avvelenamento mortale in bambini attratti dalle sue bacche rosse, anche se difficilmente vengono ingerite in grande quantità, poiché la loro masticazione crea immediato dolore alla bocca. Il componente velenoso è l'acido ossalico (in particolare i cristalli di ossalato di calcio) che però scompare con la cottura; infatti in tempi di carestia le popolazioni contadine mangiano i tuberi dopo averli cotti. La parte ipogea (il rizoma) di questa pianta contiene amido e alcuni principi tossici (in parte eliminabili con l'essiccazione o la cottura). Altre sostanze contenute: grassi e saponine. La pianta ha in genere un sapore acre di pepe. Nella medicina popolare un preparato, polverizzando i tuberi, veniva usato come antielmintico (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti) e antireumatico (attenua i dolori dovuti all'infiammazione delle articolazioni).

 

Citazioni

 

«Erba con foglie simili alla dragontea, (c. 522) ma più piccole e piatte - steli di due palmi e colore purpureo - seme color croco - radice bianca con rotondità di bulbo, simile alla dragontea, che si può mangiare cotta e cruda».

[cit. Mattheus Sylvaticus, Opus Pandectarum Medicinae, Venezia 1523, c. 1, Aron]



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Arum italicum Mill. - Gigaro Chiaro

Pianta
Image: Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University.

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