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Nell’anno 2002, durante i lavori di smontaggio di parte del tetto di copertura di palazzo Capasso, furono rinvenute numerose tegole (pianelle) che presentavano la faccia sottostante dipinta. Solo una parte di queste tegole furono recuperate, altre giacciono nel sottotetto sulla verticale del fabbricato che non è stato ancora oggetto di interventi di restauro. Né è possibile al momento recuperarle se non rifacendo interamente il tetto di copertura. Delle tegole recuperate, dodici, le più significative, sono state oggetto di restauro nell’anno 2004 da parte della ditta Astarte di Giulia Gualterio.
La pittura sulla faccia inferiore dei tegoloni serviva a decorare prevalentemente edifici religiosi ove il tetto di copertura restava a vista. Esempi in tal senso sono attualmente visibili in chiese medioevali del centro Italia (Ostia Antica o a Viterbo, presso la chiesa di Santa Maria Nuova) e in alcune regioni del nord. Va rilevato che le tegole dipinte, attualmente visibili in edifici medioevali, sono quasi esclusivamente fatte con il sistema delle mascherine a uno o due colori e soprattutto sono monotematiche. Quelle ritrovate in palazzo Capasso hanno la caratteristica particolare di essere state dipinte senza mascherina e sono quasi tutte a tema vario. Ciò fa supporre che tali tegole siano state recuperate come elemento di spoglio da vecchi edifici a carattere religioso esistenti nel centro storico di Salerno. Alcune tegole dipinte con sono state ritrovate anche nel Duomo di Salerno.
La qualità e la precisione dell’esecuzione del disegno è molto variabile ed in alcuni casi lascerebbe pensare a prove di colore o bozzetti. I soggetti rappresentati appartengono a diverse tipologie e sono sostanzialmente riconducibili ai seguenti quattro tipi: decorazioni geometriche policrome, decorazioni fitomorfe policrome, stemmi e monogrammi e profili umani.
Sono particolarmente interessanti gli stemmi e i monogrammi; il cristogramma (nella variante con i lunga) circondato da un sole a dodici raggi, riprende un'iconografia ideata da Ubertino da Casale. La pessima fama di quest'ultimo e la denuncia del carattere idolatrico di tale simbolo spinsero nel 1427 papa Martino V ad ordinare l'aggiunta sul trattino traversale della H maiuscola o di formare la croce aggiungendo un tratto orizzontale sull’astina della h minuscola; corrispondendo il nostro caso a quest’ultima fattispecie, si potrebbe ipotizzare per questa tegola una data successiva al 1430.
L’analisi dell’animale rampante crestato e unghiato (inserito in un contesto grafico che lascia pensare ad uno stemma araldico), per la particolare forma allungata del cranio farebbe escludere un leone e propendere per un essere zoomorfo fantastico, estratto dal cospicuo bestiario medievale, del tipo dragone o grifone (benché quest’ultimo venga generalmente rappresentato nella parte superiore con caratteristiche da uccello). Esso è rappresentato con finezza e dovizia di particolari, che lo distinguono immediatamente dall’esemplare in cui sono rappresentati il profilo di un uomo ed una donna con tratti molto più doppi ed approssimativi.
Probabilmente, per una migliore intelligibilità di queste tegole ed una più precisa collocazione nel contesto storico-artistico di provenienza, bisognerà attendere il recupero delle altre parti del Palazzo non ancora restaurate. In ogni caso sembra di poter affermare che la loro esposizione al pubblico rappresenti un ulteriore tassello che si inserisce nell’affascinante ambito turistico e didattico costituito dal Giardino della Minerva e da Palazzo Capasso.
Giancarlo Cavallo