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I Silvatico giunsero a Salerno, da Tosciano Casale. La famiglia, molto antica ed influente, iscritta nel Seggio del Campo, espresse già un medico agli inizi del XII secolo: Giovanni Silvatico, milite e barone.

Nell’anno 1188 è ricordato un altro Giovanni Silvatico, anch’egli medico. Nel 1239, Pietro Silvatico fu procuratore di Terra di Lavoro e del Contado di Molise per l’imperatore Federico II. In seguito un Ruggiero Silvatico, nell’anno 1269, era tra i feudatari di Carlo, principe di Salerno. Tra il XIII ed il XIV secolo, si distinse Matteo Silvatico, insigne medico della Scuola Salernitana e profondo conoscitore di piante per la produzione di medicamenti. Il riporta la notizia che la casa dei Silvatico si trovava nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Matteo godette d’ampia fama, tanto che il re di Napoli, Roberto d’Angiò, lo volle tra i suoi medici personali, concedendogli, poi, il titolo di miles, come segno di gratitudine e liberalità. Con tale titolo compare in un documento stilato tra l’arcivescovo di Salerno e la confraternita dei Crociati. Giovanni Boccaccio, probabilmente lo conobbe presso la corte del re Roberto, dedicandogli poi, nel Decamerone, la X novella della IV giornata.

Le Pandette

L’opera principale del maestro Silvatico furono le (Opus Pandectarum Medicinae), un lessico sui semplici per lo più d’origine vegetale. Il manoscritto fu completato nel 1317 e dedicato al re di Napoli Roberto d’Angiò. Un secolo e mezzo dopo Angelo Catone Sepino, medico personale di Ferdinando I d‘Aragona re di Napoli, reputò l’Opera estremamente interessante, tanto da curarne la prima edizione, stampata a Napoli nel 1474. Nel secolo successivo le Pandette furono ripubblicate più volte con l‘aggiunta di indice e additio.

Le Pandette, nell’edizione a stampa veneziana del 1523, sono composte da 721 capitoli: di questi 487 trattano di vegetali, 157 di minerali, 77 di animali e 3 descrivono semplici dei quali non siamo stati in grado di dare una definizione. I 487 vegetali sono denominati con 1972 nomi (tra latini, arabi e greci), con una media di 4 sinonimi per pianta. I capitoli delle Pandette si aprono con il nome del semplice, segue poi l’elenco dei sinonimi (latini, arabi e greci), la descrizione morfologica desunta da autori illustri (per lo più Dioscoride e Serapione il giovane) o dall‘esperienza personale, la complessione (cioè la “natura” del semplice) e si chiudono con l’elencazione delle proprietà terapeutiche. La denominazione del capitolo è un primo indizio evidente di quanto la cultura orientale abbia influenzato l‘opera di Silvatico: dei 487 capitoli che riguardano le piante, 233 (il 42,9%) sono definiti con un nome di origine araba, 134 (il 27,6%) con uno di origine greca e soltanto 120 capitoli (il 24,6%) sono denominati tramite un termine latino. Quest’influenza risulta ancora più chiara se si considera il significativo numero di capitoli dedicati alle specie di origine esotica. Su di un totale di 484 piante da noi identificate, 67 (il 13,8%) sono esotiche. Tale influsso è uno degli aspetti più singolari e irripetibili dell‘Opera. Nessun altro trattato europeo compendierà tanti nomi arabi per definire piante di origine mediterranea.

La descrizione morfologica è quasi sempre ricca di particolari, spesso ripresa dai classici; le parti del vegetale vengono o descritte o paragonate a organi simili di piante molto note o già illustrate. C‘è molto dell’esperienza di Silvatico in queste minuziose descrizioni. Tra i meriti che vanno riconosciuti al lavoro di Silvatico, va sottolineato il rigore scientifico adoperato nella descrizione e nella elencazione delle proprietà dei semplici vegetali; nulla traspare cioè della tradizione magico-superstiziosa propria di altri testi.

E' interessante infine notare la grande attenzione dedicata dall'Autore agli organi ipogei della pianta (radici, rizomi, bulbi, tuberi ecc.). Nelle descrizioni essi sono sempre citati e la loro forma spesso influenza il nome stesso della pianta, così come, da Linneo in poi, sarà il fiore ad influenzare la nuova nomenclatura binomia.

Matteo Silvatico e le sue
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