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Rheum rhabarbarum L. - Rabarbaro

Le radici del Rabarbaro comune, a basso contenuto di antranoidi, non sono usate nella medicina tradizionale: la specie è coltivata solo come ortaggio per i suoi saporiti piccoli fogliari (cotti), mentre non si usano le lamine fogliari, tossiche per il loro elevato contenuto di ossalati.

Citazioni

«Il nome deriva da reu = radice e barbarum = regione in cui nasce (India e terre d’oltremare) - reuponticum dall’isola di Ponto (?) o perché ha sapore “puntico” (allappante) - è la radice di un albero, con protuberanze - radice caratterizzata da “terreitas” (freddo) in profondità e “igneitas” (caldo) in superficie».

[cit. Mattheus Sylvaticus, Opus Pandectarum Medicinae, Venezia 1523, c. 605, Reubarbarum]
Da Camus (Op. cit.): «Nel manoscritto latino vi sono due articoli separati per “Reubarbarum” e “Reuponticum”. Si è supposto, non senza ragione, che i due antichi nomi di questa droga derivavano dalle due strade prese per importarla dalla Cina in Europa».
«Radice molto puntica (allappante), simile al rabarbaro - all’interno ha piccole radici (venule) distinte come il rabarbaro, ma non tinge - Dioscoride: nasce nel Bosforo e così viene in Grecia - foglie grandi simili al sinfito - radice alquanto grande e nera - stelo simile alla centaurea, più corto, però - è più piccolo, fragile e leggero, senza odore - amaro al gusto - masticato diventa colloso e giallo».

[cit. Mattheus Sylvaticus, Opus Pandectarum Medicinae, Venezia 1523, c. 606, Reuponticum]

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Rheum rhabarbarum L. - Rabarbaro

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